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Klinsmann: "Inter, spero vinca la Champions, anche se col Bayern sarà dura. Marcus Thuram mi assomiglia"
02 apr 2025 17:00Calcio
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Ospite d'eccezione a TMW Radio, durante Maracanà. E' intervenuto l'ex calciatore e allenatore Jurgen Klinsmann.

Si alza presto per vedere presto suo figlio Jonathan col Cesena:
"Quando gioca lui molto volentieri mi sveglio presto qui in America. Qui negli USA i bambini crescono con tutti gli sport, a rotazione fanno tutto. Giocano ogni tre mesi uno sport diverso e a lui piaceva il calcio ovviamente, ma giocava anche a pallacanestro, poi a 11-12 anni gli è venuta la voglia di fare il portiere. E' passato da centrocampista a portiere e poi si è fatto tutte le giovanili negli USA, ha fatto i Mondiali nel 2017, poi è passato all'Hertha e ora è contento di stare al Cesena".

Che carriera può fare?
"Parliamo tutti i giorni, anche se sono qui in California. C'è stata questa opportunità al Cesena, ha talento e vuole fare bene. Adesso vuole fare questa esperienza, per mettersi in vetrina e fare la sua carriera".

Cesena che sta facendo bene in Serie B e guardano alla A:
"Sono vicini al Palermo, c'è la possibilità di farei playoff per la Serie A e sarebbe favoloso. Lo scopo del Cesena è chiaro, vuole tornare ad alti livelli ma con vari step. Ma stanno accelerando ora. Tutta la città sarebbe felice se si lottasse per un posto in Serie A, ma gli obiettivi iniziali erano quelli di passare per la salvezza".

Una carriera incredibile la sua, quale il momento più speciale che ricorda?
"Il più importante è il trasferimento dallo Stoccarda all'Inter. Venendo da un altro Paese, con un'altra cultura, a Milano ho dovuto imparare un altro modo di vivere e di prendere le persone come sono. Ho dovuto capire la cultura italiana, un modo nuovo di pensare. E' stato il passo più importante della mia vita. Poi sono andato al Monaco con Wenger, poi in Premier e poi di nuovo in Germania. E sono finito più avanti in America. Ma il passo dalla Germania all'Italia è stato il momento più importante della mia vita".

E sull'Inter?
"Era un calcio romantico quello. C'erano i tre olandesi al Milan, all'Inter eravamo tre tedeschi, ma poi c'erano Careca, Maradona, diversi stranieri che hanno reso il campionato molto divertente. Era il campionato più forte al mondo".

Eravate più forti voi o gli olandesi?
"Ci siamo dati tante botte (ride, ndr). Siamo rimasti amici alla fine, ma al derby era incredibile. Viverlo era una cosa incredibile, aveva un valore enorme".

Se dovesse scegliere un olandese del Milan da portare all'Inter?
"Erano eccezionali. Sono molto amico di Gullit ma Van Basten è stato un fenomeno. Era un attaccante completo. Se non finiva la carriera per il problema alla caviglia non so dove sarebbe arrivato. Non era Maradona, però in quel periodo è stato il miglior 9 al mondo".

Quando nasce l'idea di diventare allenatore?
"E' stata una sorpresa. Finii da calciatore nel '98 dopo i Mondiali, mi trasferii negli USA, in California, dedicandomi a una vita più tranquilla. Sono tornato al college per capire come funziona il business e nel 2004 Vogts venne a casa mia, parlammo a lungo degli Europei di quell'anno e mi ha chiesto se mi interessava la Nazionale. Avevo fatto il patentino, tutto, ma non ho mai pensato di fare l'allenatore. Lui però chiamò la Federazione e il giorno dopo mi richiamarono e diventai ct".

Che cambierebbe di quell'Italia-Germania del 2006?
"Questi Mondiali sono stati indimenticabili. Avevamo una squadra molto giovane e solo due anni per preparare quella squadra. C'erano Podolski, Lehmann, Ballack, nomi importanti. Con l'Italia avevamo tutto il Paese alle nostre spalle, incredibile. Avevamo un gruppo di ragazzi con uno spirito molto bello, pieno di energia. Ci siamo goduti questo torneo bellissimo. A distanza di anni che dire? Alla fine vinse l'Italia e meritò, perché era un pizzico più matura come squadra. C'erano Del Piero, Totti, più classe rispetto a noi e anche più furbi. Lippi fece le mosse giuste e andò in quella maniera. Abbiamo avuto delle occasioni per fare gol ma l'Italia meritò di andare avanti e di vincere la coppa".

Vorrebbe tornare in pista ora?
"Ho avuto l'esperienza con la Corea, abbiamo fatto la Coppa d'Asia ma c'è stata una lite tra due calciatori che ha rovinato l'atmosfera del gruppo. Mai vista una cosa del genere, con due giocatori arrivati alle mani. Io litigavo con Matthaeus, eravamo caratterialmente molto diversi ma erano solo litigate a parole, mai fino a questo punto si è arrivati. Al Bayern soprattutto ci siamo scontrati diverse volte, eravamo due personalità alfa. Ho fatto esperienze nei club, quando ci sono opportunità le valuto, insieme al mio staff, ma la Nazionale è un lavoro molto diverso rispetto a quello di un club".

Una curiosità? Prima dell'Hertha c'è stato qualche club di Serie A che l'ha cercata?
"L'ho allenato per dieci settimane, poi ho capito che persone erano nel club e ho lasciato. Prima avevo avuto l'opportunità di allenare una squadra in Sudamerica, ma rinunciai. E mi è dispiaciuto. All'Hertha andò così ma va bene, sono cose che alla fine ti formano".

Rifiutò il Chelsea? 
"Se le cose non succedono poi alla fine meglio non parlarne, perché poi sembra che ne parli male, anche se non è così".

In questo momento in Italia quale allenatore le piace di più?
"Vedendo da fuori Gasperini e Inzaghi. Gasperini però per quello che ha fatto con l'Atalanta negli ultimi anni è favoloso. E' un calcio aggressivo, sempre all'attacco".

Capello ha detto che Guardiola ha rovinato il calcio per la sua ossessione di cercare il gioco. Che ne pensa?
"E' uno tra i migliori Guardiola. Ha vinto di tutto come giocatore e come allenatore. E' uno stile venuto fuori con lui diverso, basato sul possesso di palla, ha sempre fatto un calcio però con tanti gol. Il risultato alla fine c'è stato. Ammiro lui come persona e come allenatore, mi piace più uno stile di gioco diretto, è vero, lui però fa il suo gioco e va rispettato".

Il Trap però era pià attento alla fase difensiva:
"Sì, ma ci sono modi diversi per giocare e vanno rispettati. Ho rispettato Trapattoni come allenatore e come persona, ma con il suo gioco per un attaccante è dura. L'ho avuto all'Inter e al Bayern, mi ricordo con Rizzitelli che una volta gli dissi che non dovevamo segnare un gol subito, sennò toglieva un attaccante e noi volevamo giocare insieme fino alla fine (ride, ndr). Aveva un'idea sua il Trap ed è stato uno dei migliori al mondo".

Mourinho o Inzaghi?
"Mourinho vive il calcio come pochi, Inzaghi è un grande allenatore e gli auguro di vincere una Champions. Gli auguro di vincere anche quest'anno, certo avrà di mezzo le sfide col Bayern ma credo che possa vincere già quest'anno la Champions. E' una sfida da 50 e 50 ma il Bayern adesso ha diversi infortunati in difesa e non gioca il calcio che fa di solito. La possibilità di passare c'è e poi l'Inter ha una rosa favolosa".

Chi sceglierebbe tra Lautaro e Kane?
"Mi piacciono entrambi. Capisco bene cosa sta vivendo Kane, lui ha lasciato il Tottenham per vincere qualcosa d'importante. L'ho detto a lui che se voleva vincere qualcosa doveva andare via da lì e quando ha avuto l'opportunità del Bayern gliel'ho consigliato".

Tra Inter e Napoli chi la spunterà per lo Scudetto?
"Spero l'Inter, ma sarà molto dura perché il Napoli ha la tranquillità di non fare la Champions e pensare solo al campionato. Se va avanti dopo il Bayern, anche mentalmente il peso di vincere quella coppa ti condiziona mentalmente".

E' arrivato nel 1995 secondo nel Pallone d'Oro. Baratterebbe per questo un trofeo?
"La cosa divertente è che fu il primo anno per gli stranieri fuori dall'Europa di partecipare. E ci fu Weah, milanista, che vinse. Fu un onore comunque arrivare secondo".

Del Piero, Baggio e Totti, ci fa una classifica?
"Del Piero 10, Baggio 9 e Totti 8, come voto".

Il difensore più difficile che ha incontrato?
"Kolher, sono stato fortunato a non incrociarlo. In Italia invece Vierchowood, era davvero tosto".

C'è un Klinsmann oggi?
"Mi piace Marcus Thuram perché ogni tanto prende palla e se ne va, come me".

E se le dico Maradona?
"Il fallo su Rudi Voeller si può discutere, ma ce n'era uno prima (ride, ndr). Per me è stato più di un giocatore, un artista. Giocammo contro all'Inter, ma anche quando ero allo Stoccarda. E' stato un fenomeno, ma anche un bravo ragazzo. Era una persona perbene che voleva fare una vita normale ma non ha potuto farla perché era Maradona. E per quello poi ha preso la strada sbagliata. Ma per me era un ragazzo d'oro, l'ho incontrato dopo in giro per il mondo e gli ho voluto tanto bene".

L'Italia di oggi quanto è distante dalla Germania? Come si spiega la crisi del calcio italiano?
"Non andate due volte ai Mondiali ma vincete gli Europei, non si può spiegare una cosa del genere. Speriamo che vada stavolta l'Italia, è troppo importante per il calcio mondiale".

Cosa le sarebbe piaciuto fare se non avesse fatto il calciatore?
"La mia famiglia aveva una pasticceria, ma il mio sogno era quello di diventare pilota di aereo. Sono andato a una scuola per fare il pilota di elicottero e ora ho il patentino e ci vado come hobby".

Che messaggio manderebbe a Trapattoni?
"Gli voglio tanto bene e quindi gli mando un abbraccio".

Derby stasera di Coppa Italia, se lo vede sì?
"Certamente, e vinciamo 2-1".

Daniele Petroselli